domenica 6 maggio 2012

DISOCCUPAZIONE CREATIVA di I. Illich (1978)

Il vocabolo crisi indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono sopravvento e vengono soppresse le libertà. Come i malati, i paesi diventano casi critici. Crisi, la parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire 'scelta' o 'punto di svolta', ora sta a significare: "Guidatore, dacci dentro!" Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale. Le cure intensive per i moribondi, la tutela burocratica per le vittime della discriminazione, la fissazione nucleare per i divoratori di energia sono, a questo riguardo, risposte tipiche.


trad. E. Capriolo

martedì 1 maggio 2012

IL MESTIERE DI VIVERE di C. Pavese

Che qualcuna delle ultime poesie sia convincente, non toglie importanza al fatto che le compongo con sempre maggior indifferenza e riluttanza. Nemmeno importa molto che la gioia inventiva mi risca qualche volta oltremodo acuta. Le due cose, messe insieme, si spiegano coll'acquisita disinvoltura metrica, che toglie il gusto di scavare da un materiale informe, e insieme interessi miei di vita pratica che aggiungono un'esaltazione passionale alla meditazione su certune poesie.
Conta invece questo, che sempre più inutile e indegno mi pare lo sforzo (...).



lunedì 30 aprile 2012

NON SPRECARE di A. Galdo

Una tavola apparecchiata tre volte al giorno per 620.500 persone. Colazione, pranzo e cena. Primo, secondo, frutta e dolce: un conto, se ci fosse un cameriere a consegnarlo, di almeno un miliardo di euro. Lo spreco del cibo nella catena della grande distribuzione alimentare in Italia è fatto di grandi numeri, a partire da quanto si potrebbe risparmiare soltanto recuperando le 240.000 tonnellate di prodotti invenduti. Un potenziale albero della cuccagna, montato e smontato ogni giorno, alle prime luci dell'alba, nelle retrovie di un qualsiasi grande magazzino.


Einaudi, 2011

lunedì 23 aprile 2012

IL MIO MONDO A TESTA IN GIÙ di B. Friot

Ogni lunedì è la stessa cosa. C'è il tema: "Raccontate la vostra domenica". E' uno strazio perché a casa mia la domenica non succede mai niente: andiamo dai nonni, non facciamo niente, mangiamo, non facciamo niente un'altra volta, rimangiamo, ed è finita.
Quando l'ho raccontato per la prima volta, la maestra mi ha dato "Insufficiente". La seconda volta ho addirittura preso zero.
Fortunatamente, una domenica, mia madre si è tagliata il dito affettando l'arrosto di agnello. C'era un sacco di sangue sulla tovaglia. Era disgustoso. L'indomani ho raccontato tutto nel mio tema e ho preso "Molto bene".


Il Castoro, 2008
trad. R. Pavone

sabato 14 aprile 2012

VERBALE SCRITTO di B. Munari

Quando qualcuno dice:
questo lo so fare anch'io,
vuol dire
che lo sa Rifare
altrimenti lo avrebbe già fatto prima.
*
Rubando il pennello a Raffaello
non si diventa grandi pittori.
*
Gli altri siamo noi.
*
Quando tutto è Arte
niente è Arte.


Corraini, 2008

venerdì 13 aprile 2012

UNA SCRITTURA FEMMINILE AZZURRO PALLIDO di F. Werfel

La posta giaceva sul tavolo della prima colazione. Una notevole pila di lettere, perché avendo Leonida da poco festeggiato il suo cinquantesimo compleanno arrivavano ancora ogni giorno gli auguri dei ritardatari. Leonida si chiamava proprio Leonida. Per quel nome opprimente non meno che eroico poteva dir grazie a suo padre, che a parte questa eredità, da povero insegnante di ginnasio qual era, non gli aveva lasciato altro che un'interna collezione di classici greci e latini, nonché dieci annate dei "Tubinger altphilologische Studien".


Adelphi, 1997
trad. R. Colorni

martedì 3 aprile 2012

L'ARMATA DEI FIUMI PERDUTI di C. Sgorlon (1983)

Dopo i fatti di luglio parve a Marta che ogni cosa fosse per cambiare e che la fine della guerra stesse ormai a portata di mano. Ogni giorno si chiedeva perché i nuovi governanti non si decidessero a firmare la pace, dal momento che non restava altro da fare, e proprio per questo il governo precedente era stato abbattuto. Ma l'accadere di ogni giorno è una cosa e la logica è un'altra, e raramente coincidono. Perciò Marta non riusciva neppure a trovar parole per tranquillizzare la signora Esther, nella cui casa viveva da moltissimi anni.


Mondadori, 1987

OPERE di D. Campana

Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell'Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell'acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.


Tea, 1989
a cura di S. Vassalli e C. Fini

lunedì 26 marzo 2012

CHE COS'E' UN BAMBINO? di B. Alemagna

Un bambino è una persona piccola. E' piccolo solo per un po', poi diventa grande.
Cresce senza neanche farci caso.
Piano piano e in silenzio, il suo corpo si allunga.
Un bambino non è un bambino per sempre.
Un bel giorno cambia.

I bambini hanno fretta di diventare grandi.
Alcuni bambini crescono, sembrano felici e pensano: "Che bello essere grandi, essere liberi, decidere tutto da soli!"
Altri bambini, diventati adulti, pensano esattamente il contrario: "Che fatica essere grandi, essere liberi, decidere tutto da soli!".



IL FILO DELL'ORIZZONTE di A.Tabucchi

In Memoria

Per aprire i cassetti bisogna girare la maniglia a leva, premendo. Allora la molla si sgancia, il meccanismo scatta con un lieve clic metallico, si mettono automaticamente in movimento i cuscinetti a sfera, i cassetti sono leggermente inclinati e scorrono da soli su piccole rotaie. Prima appaiono i piedi, poi il ventre, poi il tronco, poi la testa del cadavere.



UN BAULE PIENO DI GENTE - Scritti su Fernando Pessoa di A. Tabucchi

In memoria.

C'è, subito, qualcosa di eccessivo nella biografia di questo portoghese che col passare degli anni rischia di diventare uno dei più importanti poeti del Novecento: qualcosa di troppo eccessivo per non isospettire, anzi allarmare chi si metta sulle sue tracce. E' un eccesso per difetto; è la totale mancanza di indizi o, se si vuole, l'evidenza fatta paradigma, l'alibi perfetto: qualcosa che fa pensare al nascondiglio nell'ostentazione della lettera rubata di Poe che nella fattispecie significa un eccesso di anonimato, una quintessenza di banalità.